Megathread sull'IA

Tutta questa discussione, che si perde in dettagli minimi sull’uso dell’IA, è controproducente e priva di senso. Penso che tutti noi abbiamo capito benissimo cosa significhi «vibe coded» e dove si collochi l’«uso degli strumenti».

Chiunque finga di non capire la differenza (in entrambi gli schieramenti) sta distorcendo la discussione di proposito.

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Dai, diamoci un taglio e andiamo al pub? Il primo giro lo offro io.

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La questione non è l’uso dell’IA. La stiamo già usando per il semplice fatto di navigare su Internet, fare una ricerca o chiedere un’informazione. Il vero dibattito è se separare ciò che è ARTIGIANALE da ciò che è IBRIDO, definendo cosa si intende — ed è proprio questo il punto — per umano nella scena AMSTRAD, con strumenti «classici», stabilendo quali strumenti siano da considerarsi IA e definendo come IBRIDO tutto ciò che è assistito, dove l’ENTITÀ artificiale prende il controllo del processo.

Tutte le altre considerazioni, sia morali che speculative, vengono dopo. Si tratta di creare categorie ben definite per evitare confronti assurdi. Un esempio semplice: quando dei neofiti si mettono a distribuire programmi scritti interamente dall’IA, con versioni istantanee per piattaforme diverse che spesso non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, progetti come REVIVE8BIT o OLDSCHOOL dovrebbero avere spazio in una categoria differente. Questo perché lo sviluppo segue strade che non c’entrano per niente con l’imparare a programmare su AMSTRAD, bensì con l’imparare a fare richieste all’entità IA, la quale giunge autonomamente a conclusioni che l’utente non arriverà mai a comprendere, avendole ceduto il controllo.

Uno spazio, o meglio una categoria, che accolga questi progetti e questo modo di fare giochi sarebbe persino positivo: un luogo in cui l’evoluzione di questo tipo di sviluppo riguarda più la relazione uomo-IA, la conversazione con tale ENTITÀ per ottenere programmi per AMSTRAD, mentre la programmazione «tradizionale» passa decisamente in secondo piano.

Non si tratta di fare confronti, ma di creare categorie ben definite dove, sebbene il risultato finale sia lo stesso — creare un videogioco per i nostri CPC —, l’obiettivo è totalmente diverso. È un po’ come per il sollevamento pesi olimpico: per quanto ci si provi, sarà sempre meno efficace di un escavatore. Entrambi sollevano pesi, sì, ma nel primo caso si lotta per il superamento dei limiti e il sacrificio umano, mentre nel secondo si cerca l’efficienza logica per un’attività specifica.

Sia chiaro che è interessante vedere come questo tipo di produzioni IBRIDE possa far evolvere il software di una macchina come l’AMSTRAD, e che ovviamente bisogna godersele; dato che il loro sviluppo è inevitabile, sarà meglio iniziare ad assimilarlo senza drammi.

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Quando si parla della community CPC… per come la vedo io, è una battaglia persa per entrambe le parti. Nessuno dei due schieramenti sarà mai completamente contento…

Detto questo, sono d’accordo che ci debba essere una sorta di disclaimer per l’arte nei progetti, ma non serve specificarlo per ogni minima cosa… ad esempio sì per sprite o grafica generati dall’IA… ma per il codice dovrebbe essere ok usarla con poco o nessun disclaimer…

Ad esempio, voi come la pensate sull’uso dell’IA per creare strumenti e hardware?, cose che non appartengono propriamente al mondo artistico?.. ad es. l’emulatore che ho sviluppato con Claude negli ultimi 3 mesi… dopo avergli dato in pasto la documentazione che avevo raccolto come fonte di verità (in un sistema RAG), dovrei dichiarare di aver usato l’IA per l’intero progetto? (Anche se su GitHub è già chiaro!)

Tenete a mente che l’hardware e gli strumenti creati con l’IA devono funzionare come si deve, altrimenti non vedranno mai la luce!..

Edit: dovrei aggiungere che ho dato i dovuti crediti per la documentazione che è stata usata ampiamente!

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La SCENA dei microcomputer è pura convenzione, ci riuniamo per amore della macchina e soprattutto per quella nostalgia che ci dona gioia. Ovviamente mettersi ad analizzare quanto fatto finora è un lavoro assurdo. Ma è importante dibattere e raggiungere un accordo sensato su partire da quale momento si parli di collaborazione con l’IA, o di sua produzione integrale. Fino alla creazione di neologismi per definire la fusione tra lavoro umano ed entità. Nell’esempio che hai fatto si tratterebbe di una collaborazione con l’IA e il suo utilizzo dovrebbe figurare nei CREDITI di paternità dell’opera, non nella documentazione. Il dibattito è aperto, forse non porterà a nulla, ma è il momento giusto per definire quando questa «collaborazione» per parti di un progetto faccia sì che l’IA abbia preso il controllo finale, trasformandolo in una sua produzione. Si insiste nell’identificare l’IA come uno strumento quando invece è un SOGGETTO che prende decisioni.
Tieni conto che questa identificazione punta a proteggere gli sviluppatori artigianali — definisco così chi lavora in modo tradizionale, attraverso lo sforzo, l’apprendimento e il talento, senza scorciatoie di magia nera — dai nuovi «sviluppatori» che all’atto pratico sono SUSSURRATORI di IA, i quali pretendono esattamente lo stesso riconoscimento di chi ha creato alla vecchia maniera, pur avendo investito solo una minima parte del lavoro per quel progetto.
Ad ogni modo, identificare non significa giudicare, ma definire come è stato realizzato un progetto. Niente di più.

L’evoluzione è esponenziale e gli avvertimenti dicono che, se non si separano le acque, tutto diventerà una palude irrespirabile, come sta già accadendo nella scena delle macchine attuali, nel mondo dei porting nativi o nello sviluppo dei videogiochi odierno. Per non parlare dell’invasione nella produzione audiovisiva o in ambito lavorativo quasi ovunque.

Il termine «collaborazione» si potrebbe applicare anche all’uso artistico… e in realtà lo è sempre in qualsiasi caso d’uso, deve esserci sempre un umano nel processo, che gli fornisce le idee che vuole prendere vita…

la sciocchezza dell’IA che prende il sopravvento e hckera le cose è pura esagerazione commerciale!

e l’IA è ben lontana dall’essere un «soggetto», è una macchina.. non «pensa» in alcun senso.. e se è impostata bene fin dall’inizio, non farà altro che ciò che le viene chiesto… scrive persino la documentazione secondo specifiche definite, "Wants ASD-STE100 Simplified Technical English standard used when writing docs, comments, or responses" e addio alle assurdità del trattino lungo!

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Mi chiedevo se la relativa semplicità dei giochi per Amstrad CPC fosse una spinta specifica nella capacità di creare artefatti derivati o se avrebbe funzionato anche su produzioni più grandi.

TL;DR: E… funziona anche con i giochi moderni!

Ho impostato t=144 nel link qui sotto, non so se salterà a 2:24 nel video sottostante:

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Anche questo è un punto di vista interessante con degli ottimi esempi.

https://www.youtube.com/watch?v=m14TSCI_7Qw

Sì, alla fine solleva quello che secondo me è il punto cruciale: la psicologia del senso di appartenenza verso un lavoro. Se usi l’IA generativa per fare completamente qualcosa, hai un coinvolgimento emotivo sufficiente verso di esso? Può darsi di sì, può darsi di no. Magari non ti importa nemmeno, o magari sì. Suppongo dipenda dall’individuo.

E va benissimo così, a dire il vero. Ma non fa per me. Io ho un forte coinvolgimento emotivo nei miei progetti. Come ho già detto in passato, uso gli LLM per aiutarmi a produrre il miglior lavoro che posso. È uno strumento per me, e lo tratto come tale. Ho bisogno di un livello di coinvolgimento nei miei progetti che mi impone di usare l’IA in modo da mantenerlo vivo.

Altri creatori hanno soglie e tolleranze diverse, però.

Penso che alla fine tutto si riduca a ciò che vuole il singolo, sia esso creatore o consumatore.

Sintesi: sì, fai pure quello che ti pare. Personalmente non mi cambia niente. Poi vabbè, a ciascuno il suo

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Il futuro dello sviluppo di giochi retro è qui:

Per favore aspetta, non posso risolvere i bug finché non riavrò i miei crediti per l’IA.

:stuck_out_tongue:

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e c’è persino un MCP da collegare per fare il reverse engineering di qualsiasi cosa!..

Circa 6 mesi fa stavo cercando di fare il porting di Gran Turismo su PC nativo usando l’IA, e sono rimasto a bocca aperta per quanto conoscesse bene il MIPS R3000A e per come riuscisse a decompilare il binario (ha persino installato Ghidra per decodificarlo!).. Sono riuscito a convertire la maggior parte delle auto e dei tracciati, ma non sono riuscito a far funzionare la fisica (probabilmente non ci ho insistito abbastanza!)..

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Capisco lo spirito del commento, ma la replica è semplice: gli altri strumenti sono stati accolti facilmente dalla community, mentre l’uso dell’IA è un cambio di paradigma che non lo è.

Non ci sono confini netti e definiti a priori; dipende tutto da come noi la interpretiamo.

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Sono sempre più convinto, con ogni giorno che passa, che tutta questa storia sia solo un panico morale!

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C’è una differenza fondamentale tra l’IA e gli altri strumenti che hai citato, ovvero che l’IA può sostituire completamente l’abilità umana, consentendo, ad esempio, alle persone meno esperte al mondo di produrre in una frazione di secondo grafiche migliori rispetto a quelle create da chi ha un vero talento e si dedica a questo con passione.

Il rischio con l’IA è che porti a una perdita di apprezzamento per il vero talento umano.

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Sarò schietto: questo è un problema loro, non mio.

Immagino che l’intera faccenda stia diventando piuttosto ecumenica.

Onestamente, siamo tutti dei vecchi tromboni in una nicchia oscura, fissati con una tecnologia di 40 anni fa, in un modo estremamente specifico.

Nel grande ordine delle cose, questa è fondamentalmente una guerra tra calvi per un pettine.

Non proprio. Siamo dei calvi (chi? io di certo no) che si contendono un pettine per cui litiga il mondo intero. Non è una cosa che riguarda solo noi come community, far finta che non sia un problema enorme è… (non so cosa sia, ho bisogno di altro caffè)

Il talento umano è stato valorizzato fin dall’alba della civiltà. Se stiamo entrando in una nuova era in cui il talento umano non ha più alcun valore, non è solo una questione di quattro fanatici seduti attorno a un computer di 40 anni fa.

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Bah, frottole! E cose di questo genere!

Comunque, sono finalmente tornato al lavoro su Hero, e ieri sera ho usato ChatGPT per liberare oltre 500 byte di memoria nelle mie routine di disegno/sprite. Quindi sono felicissimo e oggi mi sento davvero molto generoso verso i nostri piccoli Amici Robot.

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La capacità dell’uomo di fare matematica non è scomparsa né è stata svalutata quando è stato inventato Excel.

Forse però stiamo parlando di cose diverse, ora che ci penso.

Per quanto riguarda l’arte generativa, non essendo un artista, non ho alcun interesse in gioco. Su questo potrei anche essere d’accordo con te. Preferisco usare arte e musica create da umani nei miei progetti perché significa dare visibilità a un artista, ma quando si tratta di programmazione in sé, quella non è arte e nemmeno un’attività creativa. Un’IA è uno strumento, proprio come l’autocompletamento in un IDE.

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Capisco il tuo ragionamento. È quasi parola per parola lo stesso che i pittori avanzavano contro la fotografia nel 1859:

Poiché l’industria fotografica è diventata il rifugio di tutti i pittori falliti, troppo impreparati o troppo pigri per completare i propri studi, questa infatuazione universale non ha assunto solo i tratti della cecità e dell’imbecillità, ma anche il colore della vendetta.

Per saperne di più: