In sintesi, una categoria GIOCHI IA è necessaria. Fornisce informazioni sul processo in modo istantaneo in un ambiente come quello della SCENA, dove l’interesse principale è la comunità, un gruppo umano che condivide un interesse comune. Da qui la necessità di essere, per quanto possibile in questo ambito, il più trasparenti possibile. La SCENA si nutre del riconoscimento e della valutazione onesta altrui, non dell’interesse economico, fermo restando che è giusto ottenere un equo compenso o produrre titoli in massa. Almeno, io la vedo così.
Il problema è definire quali giochi debbano finire dritti in quella categoria che separa il programmatore «artigiano» dal developer «esperto di IA». Per ora le due figure si confondono, ma come dimostrano OLDSCHOOL e REVIVE8BIT, non serve saper programmare sulla macchina reale. Il merito di un programmatore, insieme a quello di un grafico che lavora su materiale originale o di un compositore musicale, scompare con l’uso INTEGRALE dell’IA. Il punto è insistere nel non accettare l’evoluzione di questa IA da strumento a ENTE, a soggetto dotato di capacità decisionale.
L’intelligenza artificiale è un SOGGETTO. Ogni query inviata ad essa alimenta la matrice che, nella sua versione successiva, includerà ciò che ha imparato da milioni di esseri umani, compreso il fattore sociale (qui stesso ci si chiede se REVIVE8BIT sia umano o meno, e persino io sono stato accusato di esserlo
). E sì, questo influisce anche sugli altri aspetti dello sviluppo, come la parte artistica, e si dovrebbe avvisare che lo sviluppatore non è l’autore dell’illustrazione o della composizione musicale, bensì un «esperto sussurratore di IA».
Sulle principali piattaforme social come YOUTUBE o X è obbligatorio dichiararne l’uso, poiché nei tribunali di tutto il mondo si sta mettendo in discussione la paternità di molte produzioni e altre questioni morali, dove non si è ancora stabilito se i diritti d’autore appartengano a queste IA avanzate o al «sussurratore di IA».
Per quanto riguarda la paura che la situazione sfugga di mano, sono ormai mesi che i grandi sviluppatori scollegano le loro intelligenze più avanzate perché se ne vanno in giro a fare festa cercando di conquistare il mondo 
Fare un’illustrazione digitale o una tradizionale è diverso: cambiano gli sforzi e le competenze, ma l’autore impugna il pennello, sia esso tradizionale o digitale; fare un’illustrazione con l’IA significa sussurrare i propri desideri all’ENTE, non si sta illustrando con una nuova tecnica, è la lampada di Aladino. Ciò che fa indignare molti è che l’«esperto di IA» pretenda la stessa considerazione dell’ILLUSTRATORE vero che applica il proprio «mestiere».